L'onore e la passione

25 aprile 1945 - Nord Italia: Margherita, Elvira ed Elsa, tre soldatesse ausiliarie della Repubblica di Salò incontro al loro destino, due vicende parallele con esiti diversi e due amori trasversali ...
Autore: Giuseppe Bronzi - Genere: Romanzo
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Data di pubblicazione: 01/10/2014
Numero pagine: 97

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Una storia, come tante altre (ma qui c’è qualcosa in più, anche per come ho voluto raccontare e talora interpretare i personaggi) di donne che hanno inteso servire il proprio paese, sapendo o talvolta senza sapere precisamente da che parte stare, mettendo a repentaglio la propria vita, il proprio amore, la propria libertà.  25 Aprile 1945: le truppe tedesche lasciano il suolo italiano, cacciate dagli alleati e dalle forze partigiane; dietro di loro, un senso di vuoto e di smarrimento per chi ha creduto nella Repubblica di Salò di Mussolini che è ormai finita e con essa ogni tentativo di riportare i vecchi fasti di quell'epoca gloriosa e patriottica propagandata dal regime fascista. In quello stesso giorno, tre ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana, tre ragazze intorno ai vent'anni legate dalla fede per il Duce, si incamminano su una strada lombarda  verso un destino ignoto. In uno scenario desolato, dove ogni giorno si fanno ronde di liberazione e fucilazioni a bruciapelo, le tre giovani italiane decidono di prendere in mano il proprio destino, senza svestirsi dalla loro femminilità, in una Patria violata dall’invasore e verso la quale provano un senso di dovere e di rispetto fino alla morte. Margherita, fredda e ambigua, e Elvira, sensuale e civettuola, affrontano un lungo viaggio, fatto di fughe, di nascondigli, di violenze, di pregiudizio maschile, con la fermezza di due soldatesse, cercando di sfuggire alle truppe partigiane; mentre Elsa, di cui le amiche perdono ogni traccia, riesce a trovare un altro epilogo alla sua storia. Mi sono appassionato particolarmente al personaggio di Margherita, una vera amazzone, cerebrale, alla ricerca di una sua identità personale sotto diversi punti di vista: non riesce ad uscire da una sua dialettica interiore, rimane prigioniera delle sue contraddizioni, non riesce a fare luce piena su se stessa, viene colpita negli affetti più teneri e si ritrova con un pugno di foglie secche in mano. Se Margherita è esuberanza di attributi fisici e mentali, cervello, fascino, seduzione, calcolo, personaggio complesso, contraddittorio, Elsa (la protagonista della vicenda parallela) è passione pura, istintiva, dedizione totale all’ideale e alla missione, è semplice, solare, diretta, nostalgica, sincera: ama fino in fondo senza pause o incertezze. Con Damiano, il partigiano bianco (altro amore trasversale come quello fra Margherita e il partigiano Luciano, l'unico "vero eroe del romanzo") Elsa si convince della necessità di abbandonare una causa persa e superata dalla storia (IL RISCATTO DELL’ONORE TRADITO) per la causa del RISCATTO DELL’UMANITA’ SOFFERENTE  A CAUSA DELLA GUERRA e LA RICOSTRUZIONE DEMOCRATICA, MORALE E MATERIALE DELL'ITALIA. Elsa perde nella lotta amorosa e sublima il tutto: se Margherita non supera la sua, per così dire, negatività, rimanendo imprigionata nel suo passato, Elsa continua ancora positivamente ad amare e ad operare.

Riflettendo sul ruolo delle donne, che fu  importante nella guerra, fasciste o partigiane, collaboratrici degli uni o degli altri, molti, secondo il loro pensiero e le loro aspettative, hanno concluso che esse  rimasero comunque sconfitte: le grandi dimenticate della storia, le eterne perdenti…e tornarono ai fornelli. Inoltre si cercò di sminuire, ridurre meriti e demeriti,  e specialmente questi ultimi. Quasi che fosse non soltanto improbabile, ma quasi impossibile che, ad esempio,  una donna potesse essere veramente e responsabilmente una spia. E a dimostrazione di ciò alcuni curiosi paradossi che i pregiudizi portavano con sé: nell’ambito delle sanzioni  contro i fascisti colpevoli di collaborazionismo, furono istruiti dopo la guerra procedimenti di accusa contro molte donne, poi bloccati dall’amnistia di Togliatti. In ogni caso cosa era emerso?  Il giudizio quasi unanime di carabinieri, avvocati e magistrati era sostanzialmente che le donne hanno capacità troppo limitate per fare attivamente e consapevolmente le spie. Alcune donne lo erano state veramente, mentre altre erano innocenti. Ma l’amnistia impedì che si conoscesse la verità e tutte vennero coinvolte nello stesso giudizio popolare, a tal punto che a volte la gente tentò di far giustizia sommaria da sé, ma per fortuna in alcuni casi  i Comitati di liberazione locali si opposero ai linciaggi. Insomma i nuovi magistrati “democratici” e le forze dell’ordine affermarono, che, almeno per le donne, era cambiato poco: sarebbero state ancora cittadine di serie B, perenni minorenni incapaci perfino di essere davvero cattive, mosse solo dal desiderio di essere moglie, mamma e donna di casa. Insomma niente era cambiato rispetto al periodo fascista, anzi era pregnante un processo involutivo, se si pensa alla novità delle staffette partigiane e delle partigiane combattenti o al servizio ausiliario femminile, delle donne-soldato della Repubblica Sociale Italiana.

Una mia considerazione finale mi sembra opportuna per concludere e riflette il pensiero dell’autore che, oltre a scrivere qualche romanzo, ha fatto ricerca storica sul novecento e si diletta da modesto studioso. Niente di meglio che il passo conclusivo  del mio intervento al convegno “Guerra civile 1943-45: il dovere della memoria e il diritto alla nostalgia” svoltosi a Marotta di Mondolfo (PU) nel luglio 2001, cui parteciparono 70 over 70 provenienti da fronti avversi: “Ma sia ben chiaro: il senso della storia non cambia. Dietro al più puro e idealista della Brigate nere c’erano i rastrellamenti, le stanze di tortura, le deportazioni e i campi di sterminio e dietro al partigiano sia pure ladro, violento o profittatore, c’è la lotta di un popolo per la libertà e la democrazia, c’è l’humus da cui è nata la nostra Costituzione della Repubblica Italiana. Ci furono i buoni e i cattivi dall’una e dall’altra parte, ma furono buoni e cattivi dalla parte giusta e buoni e cattivi ma comunque dalla parte sbagliata. Non è lecito alcun paragone. Ma tutti devono assumersi le loro responsabilità verso la storia: alcuni partigiani, “veri patrioti”, deposero le armi il 25 aprile 1945; altri invece iniziarono da quel giorno una lunga serie di persecuzioni, stragi, vendette anche personali, contro fascisti e non, colpevoli e innocenti…Nessun revisionismo su quelle che sono le directory della storia del 900, ma tanti fatti e realtà, locali e personali, da ricercare, tante pagine da scrivere, mentre sta calando il sipario sulla generazione dei testimoni che hanno visto e vissuto”. 

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